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Oggi, è il nono anniversario dell’attentato terroristico dell’11 settembre, che ha provocato 2974 vittime e 24 dispersi. Oggi, scrivo per ricordare questo giorno, impresso nella mia memoria.

Ci sono quelle cose, quei fatti, quegli avvenimenti che rimangono impressi nella memoria di ognuno di noi. A me è capitato con l’11 settembre. Ogni volta che vedo sullo schermo l’immagine di quelle torri in fiamme, gli occhi mi diventano lucidi e mi si annoda la gola. Non voglio parlare dell’attentato. Non voglio parlare dei terroristi. Non voglio parlare della guerra in Iraq. Basta cercare sul web e compaiono tanti di quei video e testimonianze che cercano di fare chiarezza su quello che è avvenuto quel giorno. Non posso neanche immaginare cosa accadrebbe se tutta la verità venisse alla luce. Ma non voglio parlare di tutto questo. Io voglio spendere due parole sulle vittime e sulle emozioni che questo avvenimento ha suscitato in me.

Sapete, quando uno è piccolo fantastica in grande. Io sognavo di viaggiare per il mondo e anche New York era tra i miei piani. Mi immaginavo su quelle torri, così alte, come Macaulay Culkin in “Mamma mi sono smarrito a New York”. Guardare il mondo dall’alto.

L’11 settembre è scolpito nella mia memoria, profondamente. La scuola sarebbe iniziata un paio di giorni dopo. Ero sul divano in sala  e stavo guardando insieme alla mamma e a mia sorella la Melevisione se Raitre, mentre il mio fratellino stava dormendo. Era la consuetudine di quell’estate. Il pomeriggio lo passavamo guardando insieme Papà Castoro e Tonio Cartonio fare i suoi lavoretti. Quel pomeriggio interrompono improvvisamente la trasmissione. Un aereo si è schiantato contro una delle due Torri. La prima è già in fiamme. La mamma fa un giro sugli altri canali. Alcuni stanno continuando a trasmissioni. Chiama mio papà al lavoro e dice di accendere la tv. Là, non lo sapevano ancora. Le immagini scorrono, i giornalisti cercano di formulare delle ipotesi. Il secondo aereo si dirige verso l’altra Torre. Lo schianto. E’ un attacco terroristico. Le Torri sono in fiamme, bruciano, un fumo nero avvolge Manhattan e come due candele, le Torri continuano a bruciare e il fumo si fa sempre più denso. Su tutti i canali scorrono le stesse immagini. All’improvviso, la prima Torre crolla. E’ un castello di carte che un soffio di vento ha distrutto. Non sono lamiere di metallo, ferro, cemento e vetro. Carte, troppo leggere, troppo deboli per poter rimanere in piedi. Si accascia su se stessa, sparisce. E lascia dietro di sè una valanga fumosa. Un fumo, grigio e denso che si propaga per le vie vicine al World Trade Center. E poi, una pioggia di vetro accompagna la sua caduta. La Torre, che ancora cerca di darsi forza, è rimasta da sola. E’ impressionante. Sembra tutto finito, i vigili del fuoco continuano ad essere al lavoro, a cercare di portare in salvo chi ancora è intrappolato in un inferno di fuoco. La Torre, non regge e raggiunge la sorella che poco prima ha deciso di lasciarsi andare. E come un deja-vu un altro castello di carte si lascia cadere. Un frastuono. Il fumo. E poi il silenzio. Non c’è più niente. Non c’è più nulla. Solo il fumo che avvolge l’isola, come per racchiudere il dolore. No, non siamo ad Hollywood, non è l’ennesimo film catastrofico e apocalittico. No, non si uscirà dal cinema e con un sorriso si andrà a mangiare una pizza. No, non ci sono attori che per le scene pericolose usano gli stunt men. No, non sono effetti speciali. E’ la realtà, dura e crudele.

E quando finisce e non resta più nulla non rimane che continuare a fissare quello schermo, sperando che qualcuno dica che è tutto finto, che non è successo. Ma non accade. E poi ho un flash. Le Torri erano lì, orgogliose nella loro maestosità che dominavano dall’alto tutta Manhattan. Questa era l’immagine sul mio libro di inglese di terza elementare. E quello che vedi nei libri sembra immutabile. Non è vero. Non c’era più.

Poi si cresce e si prende più consapevolezza di quello che è accaduto. Ma ogni volta che qualcuno nomina 11 settembre. Io non posso fare a meno che pensare alle Torri che cadono, che si accasciano su se stesse. E poi, anche solo a pensarlo, con la gola annodata, mi viene da pensare non solo a quelli che sono morti, ma a quelli che si sono miracolosamente salvati. Penso a John e a sua moglie che l’ha convinto a rimanere a casa perchè la febbre era ancora alta, a Jane che ha fatto una sorpresa ai suoi bambini passando la giornata con loro, al signore vestito di tutto punto a cui hanno spostato la visita proprio quel giorno e dovrà andare al lavoro dopo pranzo. Penso a Laura e al suo ragazzo che hanno avuto un disguido: devono cambiare aereo. Penso a tutti loro che il destino ha voluto salvare. E penso a tutti loro, che si sono trovati su un set reale, che stanno vivendo un’esperienza che si pensa possa “vivere” solo guardando lo schermo. Penso a chi ha deciso di volare e non morire bruciato. Non si salverà, non riabbraccerà la sua famiglia, ma potrà volare. Nel vuoto, dall’alto, lui si butta e vola. Penso alle ultime telefonate, alle ultime parole, agli ultimi pensieri di tutti loro. Penso alle loro vite spezzate. Penso a chi ha tentato di salvarli e non ce l’ha fatta. 2974 vite. 2974 esistenze. 2974.

E poi l’aereo al Pentagono e United 93.

Mi vengono le lacrime agli occhi quando vedo le Torri. E penso a tutto questo. Per questo sto scrivendo, per non dimenticare. Mai.

E con le lacrime che mi scorrono sul viso io ricordo l’11 settembre.

Viola

WWW… Wednesdays! (3)

 WWW Wednesdays

Questa rubrica è una sorta di gioco in cui bisogna rispondere a tre domande riguardo i libri che abbiamo letto, stiamo leggendo o leggeremo. Ecco le domande:

* What are you currently reading? (Cosa stai leggendo adesso?)
* What did you recently finish reading? (Cosa hai appena finito di leggere?)
* What do you think you’ll read next? (Cosa leggerai prossimamente?)

Rubrica creata da MizB

* What are you currently reading?

WintergirlsSto leggendo “Wintergirls” di Laurie Halse Anderson e mi ha davvero colpita, non vedo l’ora di continuarlo. Per ora posso anticipare che mi piace moltissimo come scrive quest’autrice, della quale non avevo letto ancora nulla. 

 

 

 

 * What did you recently finish reading?

I guardiani della notteHo da poco finito “I guardiani della notte” dei Sergej Luk’janenko e conto di fare una recensione a breve, appena trovo un momento libero per scriverla.

 

 

 

 

 

….

* What do you think you’ll read next?

Il Signore delle MoscheQuesta domanda rimane sempre un terno al lotto. Dovevo leggere Il Piacere e poi ho iniziato Wintergirls, tutto rimane sempre in bilico finchè non devo realmente decidere! Visto che dovrò anche scegliermi il “compagno di viaggio” e me l’hanno consigliato, penso che leggerò “Il Signore delle Mosche” di William Golding

 

 

E anche per oggi è tutto, a mercoledì prossimo con WWW… Wednesdays!

P.S.: spero, al più presto, di riuscire a scrivere le recensioni annunciate (I guardaini della notte e Il mondo nuovo).

Teaser Tuesday (3)

Teasers Tuesdays

E’ arrivato il terzo appuntamento con la rubrica del martedì, dopo aver saltato settimana scorsa! Ripassiamo in cosa consiste!

Ecco le semplici regole che bisogna seguire:

  • Prendi il libro che stai leggendo
  • Aprilo a una pagina a caso
  • Condividi un breve spezzone di quella pagina(“Teaser”)
  • Fai attenzione a non scrivere spoilers!
  • Riporta anche il titolo e l’autore cosicchè i tuoi lettori possano aggiungere il libro alla loro wishlist se sono rimasti colpiti dall’estratto.

Il teaser di questa settimana arriva direttamente dalle pagine del nuovo libro di Laurie Halse Anderson, Wintergirls. Già mi ha preso moltissimo, quindi condivido con voi un pezzetto.

WintergirlsLe dissi che ero arrabbiata perchè stava spostando cose nel mio cervello senza alcun permesso. mi imbottì a tal punto di tritolo che ogni volta che pensavo una cosa semplicissima – tipo, La Fisica è una perdita di tempo, oppure Devo ricaricare il cellulare, o ancora Non dev’essere così difficile imparare il giapponese – non potevo fare a meno di chiedermi: Perchè lo pensi, Lia?

(Wintergirls, pagine 145)

Per questa puntata è tutto, a martedì prossimo!:)

Lunedì Cinema (2)

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Eccoci con un nuovo appuntamento della neonata rubrica Lunedì Cinema che subito ha avuto un travagliato inizio, visto che settimana scorsa è saltata a causa della connessione internet fuori uso. Ma non perdiamo altro tempo ed iniziamo subito!

“Il ritratto di Dorian Gray”  – Oscar Wilde

Il ritratto di Dorian Gray

Questa settimana recensione e confronto con il film tratto dal romanzo di uno dei più famosi lavori dello scrittore irlandese. Un libro a mio parere molto affascinante, considerato classico, ma fuori dagli schemi, mai pesante e scontato.

Trama

Il pittore Basil Hallward sta ritraendo il giovane Dorian Gray e nella sala è presente anche Lord Henry Wotton, che avrà un ruolo decisivo nella vita del giovane. Basil ha infatti timore dell’influenza che l’amico potrebbe avere sul giovane. Dorian rimane affascinato dai ragionamenti di Lord Henry soprattutto quando gli espone la teoria della bellezza. Secondo Lord Henry il ritratto, ormai finito, conserverà per sempre la bellezza della gioventù di Dorian, mentre il giovane sarà soggetto al deterioramento e al trascorrere del tempo perdendo l’uinica cosa che ha valore. Dorian, affascinato e turbato da questa teoria, esprime come desiderio la possibilità di far invecchiare il dipinto al posto suo. Da questo punto, Dorian dedicherà la sua vita al piacere senza porsi alcun freno e iniziando ad avere anche una forte influenza su chi gli sta intorno.

Commento

 Sono rimasta piacevolmente colpita da questo romanzo. Wilde fa ruotare tutto il romanzo e i personaggi attorno alla bellezza e alla giovinezza che sono le protagoniste intrinseche dell’opera. Ogni personaggio che compare rimane influezato da esse da Basil a Sibyl fino a diventare l’ossessione del giovane Dorian. Il personaggio che rimane invece nel cuore dei lettori è sicuramente Lord Henry.

Lord Henry Wotton non ha peli sulla lingua e dice quello che pensa infischiandosene dell’etichetta del periodo. Le sue sentenze e i suoi aforismi rimangono impressi nella mente del lettore e spesso fanno sorridere, perchè corrispondono a verità.

Un altro personaggio molto interessante è il protagonista. Wilde decide di dividere il romanzo come in due parti utilizzando il capitolo undici (a mio paere il più importante) come spartiacque. Dal capitolo dieci al capitolo dodici passano vent’anni e il cambiamento di Dorian rimane come velato, impercepibile. Si parla di tutte le cose orribili che Dorian ha compiuto nel tempo, ma nel romanzo esse non vengono citate e questo rende misterioso il suo comportamento. Con la sua influenza e con il ricatto riesce a far fare quello che vuole alle persone che gli stanno attorno, ma viene celato il perchè della loro sottomissione. Che cosa hanno fatto questi personaggi (di contorno) per far sì che Dorian possa ricattarli ed obbligarli a fare quello che lui desidera?

Consiglio vivamente il romanzo e puntualizzo di fare attenzione al capitolo undici, a mio parere il più significativo anche se apparentemente non dice nulla di importante.

L’autore

Oscar WildeOscar Wilde  è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo irlandese. La sua scrittura è all’apparenza semplice anche se in realtà nasconde una profonda ricerca dei termini e delle espressioni arrivando ad avere perfino uno stile irriverente per l’epoca. Egli voleva risvegliare l’attenzione dei suoi lettori e invitarli alla riflessione. Viene molto spesso citato per i suoi aforismi e paradossi, usati molto frequentemente, che l’hanno reso celebre.

E’ stato condannato a due anni di prigione per aver violato la legge penale che codificava le regole morali in materia sessuale della sua stessa classe sociale. Molti i libri scritti sulle sue vicende e sulle sue opere, tra le quali i suoi testi teatrali, sono stati considerati dai critici dei capolavori del teatro dell’800.

Tra le sue opere più famose Il ritratto di Dorian Gray, racconti come Il fantasma di Canterville e Il principe felice, la raccolta di lettere De Profundis e opere teatrali come L’importanza di chiamarsi Ernesto e Il ventaglio di Lady Windermere.

“Dorian Gray” – Oliver Parker

Dorian Gray

Dorain Gray è solo l’ultima trasposizione del celeberrimo romanzo di Wilde sul grande schermo, in questo caso datata 2009. il regista ha detto di voler rivisitare il romanzo sottolineando i peccati del giovane Dorian. E’ Ben “Caspian” Barnes ha interpretare il givoane ossessionato dalla bellezza e Colin Firth ad interpretare Lord Henry.

Dorian, ammaliato dalle parole di Lord Henry, presentatogli da Basil ad una festa, decide di stringere uina sorta di patto col diavolo per permettere di mantenere per sempre la giovinezza e la bellezza che lo contraddistingue. Influenzato da Henry si lascia andare ai piaceri e alla dissolutezza, molto fiero e orgoglioso del suo ritratto che espone nel suo salone. Dopo i suoi innumerevoli viaggi, ritornato in patria, si innamora della giovane figlia di Lord Henry e per lei decide di cambiare.

Commento

Premessa: il Dorian Gray del film non è quello del libro, come non lo è neanche Lord Henry. Fortunatamente il regista avea già annunciato che la sua sarebbe stata una rivisitazione del romanzo di Wilde perchè, decisamente, è tutta un’altra storia.

Ad esempio, immaginatevi di dover redigere un riassunto del libro, ma non avendo tempo per leggerlo vi trovate a disposizione due ore, giusto il tempo per vedere il film. Chi lo leggerà si troverà a ridere di gusto alle avventure amorose (e non) che vive il giovane Dorian, alla sua relazione con una fantomatica Emily Wotton (assente nel libro), all’orgoglio con cui espone il ritratto (per il quale non prova nessun timore, per il quale non prova un attaccamento così intimo che lo portano a nasconderlo), a pic-nic sotto la pioggia e duelli con il fuoco.

Se avete amato, o solo letto, il libro, rimarrete delusi se vi aspettate di vedere un film che rispecchia quello che avete letto ed immaginato. A partire dall’aspetto del giovane biondo, riccioluto e con gli occhi azzurri, anche se questo è decisamente il problema minore di tutto il film.

Il punto è che, tra i tanti difetti, il rapporto ossessivo che Dorian ha nei confronti del ritratto è qui assolutamente inesistente, anzi. I peccati del giovane vengono qui esplicitati, ma solo attraverso i suoi rapporti sessuali mentre non si fa menzione del suo amore per il lusso. Personaggi che hanno una caratterizzazione completamente differente (Sibyl e Jim Vane), personaggi inesistenti (Emily Wotton), morti differenti.

Al contrario, chi guarderà prima il film, si aspetterà un romanzo completmente differente e potrebbe anche rimanerne deluso. Penso che sia quindi utili leggere prima il libro o, in ogni caso, vederlo sapendo che ci sono differenze sostanziali. Il lungamotraggio può piacere, perchè alla fine, non è male, ma deve essere considerato senza pensare al libro.

Anche per questa volta è tutto! Io mi sono divertita nuovamente a redigere questo confronto e quindi alla prossima settimana!

Il compagno di viaggio

Oggi, vi racconto un aneddoto. Dovete sapere che tra poco, anzi pochissimo, riprenderà per me la solita routine (come penso per la maggior parte delle persone). Questo implica una sveglia troppo presto (6.00 am) e un viaggio troppo lungo, in proporzione alla distanza.

Il tragitto casa-liceo è di 15 minuti in macchina, a velocità normale. Il tragitto casa-liceo con il pullman è molto variabile. Si passa dai 30/35 minuti quando il pulminista (come lo chiamo io) decide di andare particolarmente veloce, fino ai 55/60 quando decide di andare particolarmente lento, ritardano di quei pochi minuti che permettono di evitare il traffico. La media, insomma, è di circa 45 minuti per arrivare.

Così, alle 6.45 alla fermata si trovano i soliti noti e si fanno i soliti discorsi (solitamente riguardo al freddo pungente di quella mattina, qualunque essa sia e in qualsiasi stagione). Il pullman non ci premia, non è bello, nuovo, sedili comodi e riscaldato, ma è vecchio, con pochi posti a sedere di plastica e freddi, puzzolente e senza impianto di riscaldamento. Poi alla fine ci si fa l’abitudine e quando, come un miraggio, dal fondo del viale si scorge la scritta luminosa che identifica lo Z411 (invece del foglio stampato e messo sul parabrezza) si inizia a sentire musica angelica.

Il punto a favore di questo ottimo mezzo di trasporto è il tempo. Infatti uno, anche io, si lamenta del tragitto troppo lungo però questo porta dei vantaggi. Ad esempio, su un tragitto di tre quarti d’ora è possibile: ripassre interamente il programma per l’interrogazione (su tutto l’anno), studiare argomenti per l’interrogazione che la sera prima non si è riusciti a finire (ogni tanto capita, sfortunatamente, e quindi si ringrazia il lungo tragitto), fare i compiti scritti (io questo non lo faccio perchè è scomodo e inoltre li faccio sempre il giorno prima), oppure svagarsi. Quando si ha la fortuna di poter “godersi” il viaggio allora si inizia a parlare, spettegolare, ascoltare la musica, leggere e, quando è il giorno di disegno e quindi si porta la cartelletta, anche giocare a carte facendo un torneo a quattro di scopa. Devo dire che al mio gruppetto le iniziative non mancano!

Tutto ciò riguardava il viaggio dell’andata. Al ritorno, invece, il gruppetto si scioglie perchè si esce ad orari differenti. Ci sono però altri ragazzi che conosco che al mattino prendono un altro pullman e quindi ci facciamo compagnia. Tutti loro però scendono prima di me e io, buona parte delle volte, rimango sola soletta con l’autista e un paio di passeggeri che scenderanno alla metropolitana. A questo punto ecco che arriva la compagnia più gradita.

C’è quel compagno di viaggio che non mi abbandona mai, il libro. Nel mio zaino c’è sempre posto per il libro da compagnia. Spesso capita che i compagni del ritorno prendano un altro pullman (io sono obbligata a prendere sempre lo stesso) e quindi posso ritrovarmi da sola. Anche la musica mi fa compagnia, ma al libro non si scarica la batteria. E così quei 45 minuti passano molto più velocemente e non mi ritrovo seduta su un sedile di un autobus di linea, sono in Afghanistan ad inseguire un aquilone, a Trieste a seguire le avventure di Zeno Cosini, alla ricerca della spada di Shannara. Nel mio silenzio evado da quel luogo chiuso per ritrovarmi immersa in una storia. E per questo preferisco alla fine prendere l’autobus anche quando il papà potrebbe accompagnarmi. Perchè io, ho il mio compagno di viaggio.

Anteprima: Wintergirls

Ieri mi è arrivato Wintergirls, il nuovo romanzo pubblicato dalla Giunti Y, nelle librerie dal 15 Settembre.

Wintergirls

Wintergirls Laurie Halse Anderson (Giunti Y, 384 pagine, € 14.50)

Trama: Lia e Cassie sono amiche fin dall’infanzia, ragazze congelate nei loro fragili corpi, in competizione in un’assurda gara mortale per stabilire chi tra loro sarà la più magra. Lia conta maniacalmente le calorie di tutto quello che mangia e di notte quando i suoi non la vedono si sfinisce di ginnastica per bruciare i grassi. Le poche volte che mangia, cerca di ingerire cose che la feriscono, come cibi ultrapiccanti, in modo da “punirsi” per aver mangiato. Si gonfia d’acqua per ingannare la bilancia nei giorni in cui la pesano. Quando eccede nel cibo ricorre ai lassativi e passa il tempo a leggere i blog di ragazze con disturbi alimentari che si sostengono a vicenda.

L’autrice si dedica ancora una volta ad una tematica molto vicina ai suoi lettori. Dell’anoressia si parla spesso in modo sbrigativo durante il periodo delle sfilate denunciando la magrezza delle modelle o quando qualche ragazza che non è riuscita a guarire perde la vita. Con questo romanzo, si dà vita a dei personaggi che riescono, forse, a parlare direttamente ai lettori.

Booktrailer

 

Laurie Halse Anderson

Laurie Halse AndersonL’autrice è (sfortunatamente) poco conosciuta qui in Italia, ma molto famosa negli Stati Uniti. Wintergirls è infatti il quinto libro da lei scritto indirizzato agli YA. Il primo libro, Speak (edito da Giunti Y), è stato scritto nel 1999 e per il quale è stata premiata nel Gennaio del 2009 con il  Margaret A. Edwards Award d è stata finalista al prestigioso National Book Award. Ha scritto poi altri tre libri per Young Adults fino ad arrivare alla pubblicazione di Wintergirls nel Marzo del 2009 (negli USA). Ha scritto inoltre numerosi libri per bambini e diversi thriller storici.

 

 Sito Ufficiale dell’autrice

Intervista all’autrice su Wintergilrs

Link

Scheda di Laurie Halse Anderson su Giunti Y

Scheda di Wintergirls su Giunti Y

Scheda di Speak su Giunti Y

A breve la recensione del romanzo.

Ultimi acquisti

Dopo (troppo) tempo che non passavo in libreria, mi sono concessa qualche sfizio e ho cancellato qualche libro dalla mia (lunghissima) Lista. Iniziamo.

Il giovane Holden J. D. Salinger (Einaudi – Super ET, 248 pagine, € 12.00)

Il giovane HoldenTrama: Sono passati cinquant’anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell’aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua “infanzia schifa” e le “cose da matti che gli sono capitate sotto Natale”, dal giorno in cui lasciò l’Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a “exemplum vitae”, e ciò ne ha decretato l’immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l’immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi “e tutto quanto”, “e compagnia bella”, “e quel che segue” per tradurre sempre e soltanto l’espressione “and all”. Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di “una cosa da lasciarti secco” o “la vecchia Phoebe”. Uno dei libri del Novecento che tanto ha ancora da dire negli anni Duemila.

Vi dirò. Questo libro è entrato nella Lista dopo che l’ho sentito nominare da qualche parte. Il punto è, che io non mi ricordo dove l’ho sentito. Giuro che ci penso, ma proprio non mi viene in mente, e un po’ mi dà fastidio. Spesso un libro mi incuriosisce perchè lo sento nominare in un dato contesto (un film che mi piace molto, citazioni, collegamenti -un po’ strani- che faccio), ma Holden proprio non lo riesco a collocare. Sarà che mi ha incuriosato molto la faccenda della traduzione del titolo (in originale The Catcher in the Rye) che non può essere fatta letteralmente. Quindi, intorno a tutto questo “alone di mistero” che si è costruito (da parte mia) intorno a questo libro, non vedo l’ora di mettermi a leggerlo.

Incubo bianco Lars Rambe (Newton Compton, 315 pagine, € 6.90)

Incubo biancoTrama: Gennaio 1965. Nella tranquilla cittadina di Strängnäs un uomo e una donna vengono ferocemente uccisi durante una violenta bufera di neve. Lui è appena scappato da un ospedale psichiatrico, lei è la ragazza più bella e corteggiata della città. Novembre 2005. Fredrik Gransjo, un giovane e ambizioso giornalista, arriva a Strängnäs per fare un’inchiesta sul vecchio manicomio. I suoi articoli riaprono il caso del duplice omicidio di quarant’anni prima, che – come il giovane scopre a sue spese quando rimane coinvolto in una spirale di ritorsioni e nuovi misteriosi delitti – nasconde molte scomode verità. Ma Fredrik non è l’unico interessato a far luce su questa oscura vicenda… e le ceneri mai spente di un odio antico tornano a incendiare l’incubo bianco.

Ok, l’ennesimo giallo svedese. L’ho pensato anch’io. Anzi, non il solito, ma un giallo ben pretenzioso che si presenta come “Il perfetto thriller svedese. Leggerne un altro sarà praticamente impossibile” scritto a caratteri cubitali sulla fascetta gialla. Ma quando si scrivono queste cose, si rendono conto che alzano la posta in gioco davvero di tanto? Cioè, questo libro mi prenderà talmente tanto, mi appassionerà, mi coinvolgerà a tal modo che considererò fuffa gli autori svedesi? Mah, un pochino scettica lo sono. Certo, poi magari davvero è bello e tutto quanto e quindi mi dovrò ricredere, ma prima leggiamolo e vediamo com’è. Comunque prima di prenderlo ho letto la trama e mi sembrava carina, certo non mi sono fidata della fascetta, ma avrà forse agito sul mio subconscio?

Il Signore delle Mosche William Golding (Mondadori – Classici Moderni, 214 pagine, € 9.00)

Il Signore delle MoscheTrama: Un gruppo di ragazzi inglesi, sopravvissuti a un incidente aereo, resta abbandonato a se stesso su un’isola deserta e si trasforma in una terribile tribù di selvaggi sanguinari dai macabri riti. Golding nel 1983 ha ottenuto il Nobel per la letteratura.

La storia di questo non è tanto lunga. In un commento da qualche parte (naturalmente non ricordo dove, mni sembra si stesse parlando di classici), l’autore del commento parlava di libri come Il Signore delle Mosche e Il deserto dei tartari che vengono non apprezzati perchè letti troppo presto, magari alle scuole medie. Questo romanzo l’avevo già notato ma non è che mi avesse colpito particolarmente. Però, forse con questa pulce nell’orecchio, ho letto la trama ed eccoci qua. Il Signore delle Mosche è in libreria, la mia.

Fahrenheit 451 Ray Bradbury (Mondadori – Classici Moderni, 195 pagine, 8.50)

Fahrenheit 451Trama: In un’allucinante società del futuro si cercano, per bruciarli, gli ultimi libri scampati a una distruzione sistematica e conservati illegalmente. Il romanzo più conosciuto del celebre scrittore americano di fantascienza.

Ho letto 1984, ho letto Il mondo nuovo e ho scoperto che sul filone del dispotismo pseudofantascientifico con regime dittatoriale, mi mancava Fahrenheit 451. Quindi acquistato anche con una solida motivazione!

 

 

 

 

La traiettoria della neve Jens lapidus (Mondadori – Strade Blu Dark, 607 pagine, € 5.00)

La traiettoria della neveTrama: Mrado Slovovic è un picchiatore della mafia slava di Stoccolma. Ma è anche un padre che adora la figlia piccola e cerca disperatamente di stabilire un rapporto con lei. Da quando però il capo è cambiato, Mrado ha dei problemi. Jorge Salinas Barrio è un ragazzo di origini sudamericane, finito in prigione per spaccio di cocaina dopo essere stato tradito dai suoi datori di lavoro. Ha aspettato a lungo il momento giusto per evadere, pianificando meticolosamente la fuga, e ora è fuori grazie a una spettacolare evasione. Johan Westlund, per tutti JW, è un giovane studente di economia, sempre vestito alla moda e instancabile frequentatore dei migliori locali di Stoccolma. Quello che però i suoi ricchi compagni di bagordi non sanno è che JW in realtà è uno spiantato ragazzo di campagna, che lavora di notte come tassista abusivo per pagarsi i lussi e far parte del jet set. Tre criminali dall’inquietante inventiva, disposti a tutto pur di riuscire a fare il salto. È il traffico di cocaina a farli conoscere e a metterli sulla stessa rotta, ma anche a catapultarli nella sfera di interesse di Radovan, il capo della malavita slava, che pochi hanno visto di persona ma che governa i destini della droga a Stoccolma, e di chiunque ne faccia smercio.

Un altro giallo svedese. Ebbene sì. La particolarità di questo volume (il primo di una trilogia, La Trilogia di Stoccolma) è il prezzo. Ok, è una bella manovra di markening. Hanno fatto uscire in contemporanea i primi due capitoli (La traiettoria della neve e Mai far cazzate) e per incentivare le vendite, il prezzo del primo è scontato di 12.50 € fino a fine anno. Il secondo invece a prezzo pieno. Un’altra particolarità è che non ha i risvolti, quindi nessuna trama e micro biografia dell’autore, e la trama non si trova neanche sulla quarta di copertina. Così uno si trova a comperare alla cieca. Sì, mi ha convinta il prezzo. 5 invece di 17.50. Proviamo, al massimo il secondo rimane in libreria.

Per ora è tutto, un bel bottino direi. Certo, c’erano tanti altri libri che mi sarebbe piaciuto comprare, sarà per la prossima volta!

Tutte le trame sono state prese da ibs.